Sabato 15 dicembre 2012 è stato riaperto il Museo Leonardi della Fondazione Istituto Culturale e Sociale Arcidiocesano di Urbania

Nella splendida sede dell’ex Palazzo Vescovile, il Museo raccoglie opere d’arte e arredo liturgico dal Paleocristiano fino ad oggi, manufatti provenienti da Castel Durante, dal territorio e frutto di lasciti e donazioni. Il rinnovato itinerario espositivo si sviluppa in quindici sale in parte allestite seguendo un’esposizione “ambientata”, testimonianza del gusto e del collezionismo della corte vescovile. Il percorso presenta un ricco patrimonio di dipinti riferibili al Manierismo metaurense, stagione storico-artistica di cui Castel Durante è il centro, tradizione artistica successivamente nutrita dagli illustri esempi di Federico Barocci, Taddeo e Federico Zuccari attivi nel territorio. La straordinaria fioritura delle botteghe di maiolicari è testimoniata da circa mille opere, prodotte fra XIII e XX secolo, della collezione di una cittadina, che nell’artigianato artistico fonda la propria identità culturale.

 

Seicento: Stili a Confronto

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Le opere esposte rappresentano la fioritura artistica a Casteldurante-Urbania nel XVII secolo, legate al manierismo metaurense e alla scuola baroccesca. Anche gli apporti stranieri come quelli del fiammingo Scheper, costruiscono un universo stilistico composito, nel quale diversi linguaggi coesistono e talvolta si integrano.

Al centro della stanza, la Casa della Madonna di Loreto accoglie idealmente il visitatore nell’itinerario di visita, manufatto dalla complessa struttura, con parte lignea attribuibile all’ambiente vadese di Giovan Pietro Zuccari (1578-1643) e i dipinti alla scuola di Claudio Ridolfi (1570-1644).

Sala delle Beatitudini

 
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I dipinti raccontano la diffusione nel territorio del classicismo di marca bolognese-romana fra XVII e XVIII secolo, testimoniato dalle Beatitudini (1746-1750) dipinte dal pittore Giovan Francesco Ferri di Pergola. Le otto tele componenti il ciclo, di cui due non esposte poiché ancora in attesa di restauro, fanno parte della collezione del Conte Alessandro Matterozzi Brancaleoni.

Trova qui collocazione anche il paliotto d’altare in scagliola eseguito fra XVII e XVIII con il caratteristico motivo a pappagalli.

Lapidario

 
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In questa sala si trovano collocate diciotto lapidi del II secolo, provenienti nella quasi totalità dal Cimitero di Calepodio di Roma, ed una testina di epoca romana, parte della collezione assemblata dal Conte Alessandro Matterozzi Brancaleoni nel XVIII secolo e donata al Capitolo della Cattedrale di Urbania dalla Contessa Anna Matterozzi Brancaleoni nel 1919.

Sala dell'Arredo Liturgico

 
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Nei due ambienti è presentata una ricca collezione di oggetti liturgici: calici, ostensori, navicelle, reliquiari, ex-voto prodotti perlopiù nelle botteghe degli argentieri attivi nell’alta valle del Metauro fra XVII e XX secolo. Sono qui collocati paliotti d’altare, mobili da sacrestia, tronetti per l’esposizione eucaristica, candelieri, provenienti dal territorio urbaniese.

Fulcro dell’esposizione è il reliquiario cesellato su committenza papale per contenere la reliquia di San Cristoforo martire, patrono di Casteldurante e donato dal Cardinale niceno Bessarione nel 1472.

Alle pareti, i dipinti prevalentemente attribuibili a botteghe locali del XVII e XVIII secolo, propongono raffigurazioni di Santi recanti oggetti liturgici, le cui tipologie dialogano con gli arredi esposti.

Salone d'onore

 
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È qui esposta la serie di ritratti e stemmi dei Vescovi urbaniesi da Honorato Honorati (1636) a Giovanni Capobianco (1965), oltre a quelli di Papa Urbano VIII e del Cardinale Francesco Barberini. Sulla parete destra, è presente il grande camino in marmo eretto dall’Abate commendatario Giambattista Mamiani della Rovere (1603-1627).

I dipinti attribuiti a Claudio Ridolfi (1570-1644) raccontano il grande genio del pittore, che ha saputo tradurre secondo i caratteri propri del colorismo veneto, il linguaggio del maestro urbinate Federico Barocci (1535-1612). La grande tela raffigurante San Cristoforo patrono di Urbania all’interno di questo spazio di rappresentanza del Palazzo Episcopale, costituisce il simbolo della comunità casteldurantina; il Santo era infatti titolare dell’antica abbazia benedettina sorta nel 547, vivente San Benedetto, divenuta, nel 1636, sede della cattedra vescovile.

Origini di Casteldurante e Collezione Galluppi

 
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Nella sala sono esposti un antifonario e un graduale del XIII secolo, entrambi provenienti dalla Chiesa di S. Francesco di Casteldurante, uno dei quali presenta una miniatura che costituisce forse l’ immagine più antica di Santo fondatore dell’ordine nel territorio marchigiano.

Questa sezione presenta i tesori quattrocenteschi del Museo come la Madonna con Bambino attribuita ad Antonio Alberti da Ferrara, esponente del gotico internazionale, ed il rilievo scolpito con lo stesso soggetto da riferire all’attività giovanile del fiorentino Lorenzo Ghiberti.

Questa è anche la sede della Collezione Galluppi costituita da opere di diverse provenienze, che consentono di raccontare lo sviluppo delle arti attraverso manufatti dallo straordinario interesse, dalle diverse tecniche e provenienze, come il polittico eburneo, testimonianza dell’arte francese del XIV secolo.

Manierismo Metaurense

 
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Fulcro dell’esposizione, la sala ospita i capolavori dei maggiori interpreti del manierismo metaurense con tavole e tele di Raffaellino del Colle (1490-1556), affreschi e tavole di Giustin del Vescovo alias l’Episcopi (1527-1609), in questa stagione che vede Casteldurante protagonista della cultura artistica nel territorio del Ducato feltresco. La cittadina diventa anche centro di produzione della maiolica, dell’istoriato in particolare, che traduce le invenzioni dei maestri in ceramica, per le prestigiose committenze.

Al centro della sala una scultura in terracotta Madonna con Bambino che potrà, dopo il necessario restauro, raccontare la perizia degli artisti locali agli inizi del XVI secolo.

Manierismo Metaurense e i Barocceschi

 
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Sono esposti i capolavori dell’arte della fine del XVI secolo e dell’inizio del secolo successivo in cui spiccano le pale d’altare di Giorgio Picchi (1555-1605), esponente del manierismo metaurense ed interprete della cultura artistica controriformata che, nel territorio, si esemplifica con la fusione della lezione dei Maestri Federico Barocci (1535-1612), Taddeo (1529-1566) e Federico Zuccari (1539-1609).

L’ opera del pittore pesarese Giovan Giacomo Pandolfi (1567-1636), chiude idealmente questa stagione manierista, in cui si assiste “nel territorio” anche allo sviluppo dell’arte dell’intaglio e della scultura lignea, testimoniate dal ciborio con una ricca decorazione dipinta e dagli elementi scultorei, che descrivono il fiorire di questa particolare tecnica nell’alta valle del Metauro, in particolare nella bottega di Giovan Pietro Zuccari (doc. 1578-1643).

Sala dei ricevimenti del Vescovo

 
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La sala presenta una decorazione tipica del XIX secolo e conserva ancora parte dell’arredo originale. Alle pareti sono esposte opere riferibili al XVII secolo fra cui spiccano un Ritratto di religioso di Giovan Francesco Guerrieri (1589-1657), San Giovanni a Patmos di Domenico Peruzzini (1629-1694) e il Volto di Apostolo, forse attribuibile a quest’ultimo.

Dall’Oratorio del Carmine di Urbania, proviene la tela raffigurante le Anime del Purgatorio del Guerrieri, dove era applicata, con un’occhio vuoto, sull’affresco Madonna in trono con Bambino dell’abside (sec. XIV), affinché quest’ultima immagine potesse essere contemplata.

Cappella Vescovile

 
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Costruita alla nascita della diocesi di Urbania nel 1636 dal Vescovo Onorato Honorati (1636-1683) e rinnovata dal Vescovo Antonio Boscarini Gatti (1849-1872), mantiene inalterato il suo arredo e costituisce un’ importante testimonianza della struttura originaria del Palazzo Vescovile.

Ceramica contemporanea

 
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Sono esposte alcune rilevanti opere in ceramica riferibili alle più importanti fabbriche attive a Urbania ed a Pesaro nel XIX e XX secolo.

È qui presentato anche il modello in scagliola della porta di bronzo della Chiesa di S. Pietro a Moiano di Benevento, realizzata nel 1992 dall’urbaniese Augusto Ranocchi (1931-2011), artista eclettico che ha allestito numerose personali in importanti gallerie d’arte in Italia e all’estero.

Ceramica di Casteldurante

 

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Il Museo Leonardi è caratterizzato dalla raccolta delle ceramiche di Urbania, iniziando da quelle di Castel delle Ripe (1200-1272) e continuando con quelle di Castel Durante (1272-1636) e di Urbania (1636-1993). Pertanto ciò che è in mostra è esclusiva ceramica prodotta in Urbania o da artisti urbaniesi e documentata da circa mille pezzi. La targa bronzea posta sopra l’ingresso ricorda che la maggior parte delle opere sono state donate dal fondatore del museo Mons. Corrado Leonardi.

 

La I sala è dedicata alla ceramica dei secc. XII e XVI e documenta l’origine dell’arte figulina e dei colori tipici locali: il manganese, la ramina, il blu cangiante. Si segnalano opere di Guido Durantino (1525), della bottega dello stesso Guido in Urbino (1535), mattonelle di Piero del Vasaro (1510), la coppia di brocca e catino (1558); la “Madonna di Loreto” (fine sec. XVI); istoriato “L’incontro di Mosè e Aronne al ritorno dall’Egitto” pezzo del servizio di Guidobaldo II, bottega di Orazio Fontana (1565-1571) e il “piatto da pompa” compendiario eseguito nel 1570 per il card. Giulio Feltrio Della Rovere, fratello di Guidobaldo II.

 

La II sala: maioliche durantine dei secc. XVI e XVII, con semplari di piatti a decoro prospetico, blu compendiario, bianco su bianco; boccali del ‘500 con il “gallo durantino” e serie di piatti col trigramma bernardiniano; eccezionali targhe, maiolicate da Ippolito Rombaldoni, fra cui la “Madonna della neve” firmata e datata 1670. Una vetrina dedicata a Tommaso Amantini presenta il bassorilievo “Madonna col Bambino” (c. 1680) patinato in oro e firmato. Vari esemplari qui esposti sono opera di Giuseppe Bartolucci e di Bernardino Mordioni. Nella parete frontale , pala di altare “Madonna della neve e Santi Marina e Antonio da Padova” attribuita a I. Rombaldoni.

 

La III sala contiene ceramica urbaniese del ‘700, dove prevale lo stile architettonico vanvitelliano del supporto, accompagnato da finissimo decoro. Si segnala un bacile con versatore ornati dello stemma dei conti Leonardi; “Crocifisso” in terraglia; “Anfora biansata” di Antonio Grue (1702) uscita dalla bottega di Martino Doix; la via Crucis di Ilario Luzi (1810); il “Vassoio” di G. Bartolucci; la targa “dell’Immacolata” del 1747 della fabbrica Biscioni; la collezione delle acquasantiere, numerose opere firmate e datate di Francesco Maria Doix fiammingo.

 

La IV sala è riservata alla maiolica e alla terraglia urbaniese dell’ 800. Presenta un’ampia collezione del prodotto della “Fabbrica Albani”, rari esemplari di coppe traforate fatte dagli “Azionisti di Urbania” (1836) e la vetrina veneta di Domenico Bernardi che conserva i suoi modelli proposti agli albani quando nel 1829 venne chiamato da Vicenza come maestro di terraglia.

 

La V sala : Maiolicari del sec. XX. Nella prima vetrina sono in mostra esemplari di ceramica dal 1900 al 1930, prodotti da Annibale, Asdrubale e Vincenzo Piccini, Ubaldo Letizia, Achille Wildi; nella seconda, opere di Cesare Marchionni, Federico Melis, Isa Casano Melis e allievi, Ceramica Metauro, con opera di Luciano Bassi e Ceramica Piccolpasso. I nomi da ricordare sono: Anna Maestrini, Maria Rasponi, Luigi Luzi, Piero Cicoli, Raimondo Rossi, Oscar Ducci, Achillea Spaccazocchi, Sante Cancellieri, Adriano Paoli, Dirce Bellucci, Enzo L’Acqua, Teruko Saito, oltre alla vetrina riservata ad Augusto Ranocchi.