Sacrestia Nuova

 
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Nella sacrestia nuova sono collocati i dipinti murali provenienti dalla cupola della cattedrale e rinvenuti dopo il terremoto del 1997, opera di Battista Franco (1798-1561), pittore che si inserisce nella maniera italiana. Nello stesso contesto è sistemato il ciclo di affreschi staccati, provenienti dalla Chiesa di S. Domenico di Urbino che, assieme alla Trinità da Casteldifabbri, testimoniano l’attività di Antonio Alberti da Ferrara (fine XIV-inizi XV secolo) pittore che esprime i valori più originali del Gotico Internazionale nel Ducato di Urbino. I codici miniati provenienti dal “tesoro della cattedrale”, attestano l’attività di committenza artistica del Capitolo della Cattedrale. Accanto a corali e antifonari trecenteschi, spicca per ricchezza e qualità delle miniature, il messale realizzato da un’anonima bottega di miniatori di cultura centro-italiana, nel quale i capilettera istoriati descrivono i momenti liturgici più importanti. Capolavoro della cultura prospettico-rinascimentale, che riconosce ad Urbino il titolo di centro dell’ “umanesimo matematico” è il messale recante miniature di Bartolomeo della Gatta, che indugia sulla cultura prospettica di Piero della Francesca, citando, nel Martirio di Sant’Agata, la celeberrima scena della Flagellazione. Nei mobili della sacrestia, utilizzati fin dal XVIII secolo per conservare ed esporre oggetti d’arte, è possibile ammirare ceramiche e maioliche prodotte a Urbino e Urbania esempi del celeberrimo istoriato metaurense.