Sala V | Il Rinascimento maturo e il Manierismo

 
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Uno straordinario oggetto liturgico, il candelabro in bronzo fuso realizzato da Francesco di Giorgio Martini (1439-1502) per la Cattedrale introduce a questa sala. La commissione è di Federico da Montefeltro (1422-1482) duca d’Urbino che, apprezzata la perizia del senese nella costruzione di bombarde e alabarde, commissiona all’esperto ingegnere di sovrintendere alla fase finale della costruzione del Palazzo Ducale, dopo la dipartita da Urbino di Luciano Laurana (1420-1479). Nell’eclettismo dell’ambiente artistico urbinate della seconda metà del Quattrocento e dell’inizio del secolo successivo, si trovano opere che parlano un linguaggio riferibile a Maestri di cultura toscana e nord italiana. Seguendo il percorso diacronico, le opere raccontano gli esiti del Manierismo cinquecentesco nel territorio del Ducato con esponenti di spicco del panorama locale, come Giustin del Vescovo (? 1609), detto l’Episcopi o Pierantonio Palmerini (m. 1538) che anima il dipinto Madonna con Bambino e Santi attraverso una complessa composizione che mette in luce il virtuosismo dell’artista nella rappresentazione dei personaggi. Protagonisti della scena nazionale come Siciolante da Sermoneta (1521-1580) e Pierpaolo Menzocchi (1530 ca.-1589) hanno tramandato la lezione di Raffaello, Michelangelo e dell’ambiente artistico romano di inizio Cinquecento in tutta la penisola italiana, ed oltre i confini nazionali, quest’ultimo impegnato nella formidabile impresa artistica della villa Imperiale di Pesaro. Testimonianza della diffusione dello stile come dei modelli raffaelleschi sono le tavole di piccolo formato desunte da episodi affrescati dall’urbinate nelle stanze vaticane. Nell’interpretazione del Cristo alla Colonna realizzato per la Confraternita di Santa Croce di Urbino, il vadese Federico Zuccari (1540/411609) traduce nel corpo martoriato di Cristo, i dolori di ogni uomo. Trovano qui collocazione opere che raccontano altre tendenze artistiche affermatesi in Italia nel XVI secolo, che si distingue per la complessità e la pluralità delle voci. Espressione canonica della vena intimistica della Controriforma della Chiesa cattolica è Scipione Pulzone (1530 ca.-1598) che nell’esplorare il tema della Madonna con Bambino, fa leva sul linguaggio patetico dei sentimenti. L’affresco staccato, raffigurate una Testa di donna, forse la Maddalena, racconta l’esperienza classicista e l’aspirazione al bello ideale di un anonimo pittore che si forma a Bologna all’inizio del XVII, nell’ambiente dominato da quel grande Maestro che è Guido Reni (1575-1642).